Trattieni la lingua dal male
- Elpidio Pezzella

- 3 ore fa
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“La mia lingua annunzierà la tua parola, perché tutti i tuoi comandamenti sono giusti”.
Salmi 119:172

Le parole del Salmo sono un traguardo al quale tutti dovremmo mirare, per questo ci lasciamo ispirare per raggiungere quanto prima quella maturità che ci consenta di controllare la nostra lingua, quel piccolo organo capace di grandi cose e che può diventare un fuoco pericoloso (Giacomo 3:5-6). Se riuscissimo a proferire solo parole capaci di tendere una corda, di porgere una mano, riscaldando il cuore, a non far sentire alcuno dimenticato, tutti vivremmo meglio. Dalla nostra bocca dovrebbero uscire sempre parole che traggono ispirazione dalla Parola di Dio. Resta purtroppo ardua impresa il trattenere la propria lingua dall’esprimere commenti e giudizi dai quali sarebbe opportuno astenersi, soprattutto quando concernono faccende a noi estranee. Tanto più che le parole lasciano il tempo che trovano, di solito le porta via il vento e non lasciano una traccia concreta. Alcune volte pesano come macigni, affilate come pugnali, gelide come il ghiaccio. Il loro scopo, nel migliore dei casi, è assolvere un dovere. Altrimenti servono a discriminare, offendere, colpire.
Le parole che trovano maggior spazio, vuoi perché infelici o mal comprese, sono quelle che vanno sotto il cappello del pettegolezzo. Si tratta di quelle chiacchiere inopportune e indiscrete tesa a mettere in cattiva luce qualcuno, praticamente pane quotidiano di molti e materia principale di palinsesti televisivi e post nei social. Basterebbe a volte quel poco di coraggio di essere sinceri, e quindi di dire a qualcuno che ha torto, che le cose non stanno come sostiene, anziché alimentare il chiacchiericcio. Alla base del pettegolezzo ci sarebbe qualcosa d’importante alle relazioni. Il problema però nasce quando le “pulci” intime vengono sbandierate a terzi con un certo piacere, quasi con gusto: “le parole del maldicente sono come ghiottonerie, penetrano fino nell’intimo delle viscere” (Proverbi 26:22). In linea di massima, si ritiene che i soggetti più pettegoli siano quelli che hanno una vita poco soddisfacente sul piano affettivo. In questi casi la maldicenza diventa un’occasione per compensare altre mancanze, oltre che per dare sfogo al risentimento. Eppure, “nessuna parola malvagia esca dalla vostra bocca, ma se ne avete una buona per l’edificazione, secondo il bisogno, ditela affinché conferisca grazia a quelli che ascoltano” (Efesi 4:29).
Nella raccolta dei Salmi troviamo il maggior numero di indicazioni sull’uso della lingua, la stessa che usiamo per pronunciare lodi al nostro Dio, ma che purtroppo diventa alcune volte un rasoio affiliato (52:2), una spada o un arco che scocca frecce amare (64:3). Faccio mia e condivido l’esortazione del salmista: “Veglierò sulla mia condotta, per non peccare con la mia lingua; metterò un freno alla mia bocca mentre l’empio mi sta davanti” (39:1). Anche quando potresti avere una minima ragione per ferire con la lingua e sentirti in diritto di replicare, ricorda che “la bocca del giusto proferisce sapienza e la sua lingua parla di giustizia” (37:30). L’apostolo Paolo consigliava di parlare se solo in possesso di una parola capace di edificare, rispondendo al bisogno dell’interlocutore e in grado di conferire grazie. Nel momento che ci troviamo ad ascoltare un pettegolezzo, non lasciamoci catturare. Per scoraggiare il rilancio, è opportuno cambiare discorso, o se possibile mettere in risalto le doti positive della persona di cui gli altri sparlano. Non dimentichiamo mai che il pettegolezzo non è solo fastidioso, può fare molto male. Facciamo nostra l’invocazione di Davide: “Trattieni la tua lingua dal male e le tue labbra dal dire menzogne” (Salmi 34:13).
Piano di lettura settimanale
della Bibbia n. 23
01 giugno 2Cronache 15-16; Giovanni 12:27-50
02 giugno 2Cronache 17-18; Giovanni 13:1-20
03 giugno 2Cronache 19-20; Giovanni 13:21-38
04 giugno 2Cronache 21-22; Giovanni 14
05 giugno 2Cronache 23-24; Giovanni 15
06 giugno 2Cronache 25-27; Giovanni 16
07 giugno 2Cronache 28-29; Giovanni 17




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