Voglio essere come lui
- Elpidio Pezzella

- 8 giu 2025
- Tempo di lettura: 4 min
Signore, lascialo ancora quest'anno, finché lo scalzi e gli metta del letame e se fa frutto, bene; altrimenti, in avvenire lo taglierai.
Luca 13:8-9

C’è tanto su cui riflettere di questa brevissima parabola lucana, pozzo profondo e pieno da cui continuare ad attingere acqua per dissetare l’anima agognante. Nel primo strato ci imbattiamo nell’insistenza di un mezzadro che ci costringe a interrogarci. Perché continuare a prendersi cura di una pianta che non dà ancora frutto? Quell’uomo umile è capace di modificare la storia segnata di un albero sterile, di stravolgere un finale ormai decretato, di piantare nel terreno brullo della vigna una nuova speranza. Sono stato conquistato da lui, e ogni volta che lo incontro riesce a sconvolgermi, facendomi sentire mancante e inadatto al cospetto di tanta grandezza. La sua richiesta è divenuta un modello per la mia vita. Questo suo osare l’ha fatto librare altissimo come un’aquila, costringendomi ad alzare lo sguardo, mentre in me un sussulto sospirava: “Voglio essere come lui”. Tutti desideriamo avere attorno persone che credono in noi per qualche motivo, che s’impegnano a sostenerci, vedendo il nostro potenziale e rispettando i tempi, contro la prassi del “tutto e subito”, sono disposte ad aspettarci. Tuttavia, per molti, questo rimane un desiderio utopico, essendo sempre più stretti nella morsa dei detrattori e dei criticatori di turno.
Nulla è tanto difficile e complesso per chi ha un ruolo di responsabilità quanto prendersi cura degli altri quando avrebbe grandemente bisogno lui stesso di essere curato. È un’esperienza simile a quella di una fiamma che si sta progressivamente affievolendo nello sforzo prolungato di trasferire il suo fuoco, mentre riesce a malapena a tenersi viva. Questa sensazione di esaurimento può condurre alla tentazione di Giona che, nonostante il compito assegnatogli da Dio, decise di voltarGli le spalle e andare nella direzione opposta. Forse è una situazione che qualcuno, te incluso, sta sperimentando proprio ora. Anche a livello di comunità, quello che i miei occhi stanno vedendo può solo confermare questa sensazione. Indipendentemente da apparenti focolai di risvegli locali e localizzati, cercati e proclamati, forzati e sbandierati, le parole di Gesù ai due discepoli del Battista continuano a rimbombare nella mia mente e ad attraversarmi interiormente come il vento che Nicodemo non sapeva distinguere: «Che cercate?» (Giovanni 1:38b). I due discepoli, udite le parole del loro maestro Giovanni, «Ecco l’agnello di Dio», non esitarono a seguire Gesù senza lasciarsi intimorire da quella domanda. Forse sta qui il segreto: mettersi alle spalle del Cristo anche quando non è chiaro ciò di cui abbiamo veramente bisogno. Fidarsi è una sfida e un’impresa. Dopo tutto, credo che ciascuno abbia nella vigna della sua vita un “fico” (o più di uno) che non riesce a fruttificare, e per questo costantemente minacciato di essere tagliato per dare spazio ad altro. Tante volte ho letto, ascoltato, ed io stesso ho consigliato, che non si risolvono i problemi fuggendo da essi, anche se il primo impulso spinge nella direzione opposta e fa puntare molto lontano. Con l’avanzare degli anni sto scoprendo però che non tutte le difficoltà possono essere affrontate. Ecco allora che l’impulso primo è di scappare, fuggire lontano, volando, come una colomba, lontano nel deserto, come Davide (Salmi 55:6-8).
Quando un vento impetuoso soffia sulla nostra vita, quando la tempesta ci avvolge e stravolge, il desiderio comprensibile e l’aspirazione comune sono fuggire via. Tutto ciò è paragonabile alla sterilità del nostro fico, che rischia di essere reciso per sempre. Quando un monte si erge innanzi, piuttosto che provare a superarlo, l’istinto ci conduce altrove. Qualunque posto scegliamo come meta, il terminale comune dovrebbe essere la preghiera, non intesa come lo sfogo liberatorio del momento, ma il grido di chi ha bisogno di aiuto dall’Alto e sa che Lui è totalmente Altro. Più le situazioni contingenti mi spingeranno a fuggire più mi sforzerò di camminare nelle orme del Maestro. Lo devo a me stesso e a Chi mi ha chiamato. Non so dove mi condurranno i Suoi passi; non m’importa, se è Lui a camminare davanti. La Sua presenza mi rassicura come nessuno. E spero che queste pagine ti infondano tutto ciò, aiutandoti (perché no?) a trovare quello che stai cercando, o almeno a indicarti il sentiero per trovarlo. I due discepoli del Battista capirono che bisognava scoprire dove abitava, così da passare del tempo con Lui. Quel poco di fede, che mi resta e fin qui non si è lasciata scalfire, mi assicura che se qualche volta non dovessi scorgerLo davanti a me, Lui è alle mie spalle e vigila e protegge il mio camminare.
Ed ora non devi far altro che iniziare, recuperando copia del mio libro, e lasciarti concimare dal Vignaiolo, essendo quanto appena letto soltanto un estratto della premessa iniziale.
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Piano di lettura settimanale
della Bibbia n. 24
09 giugno 2Cronache 32-33; Giovanni 18:19-40
10 giugno 2Cronache 34-36; Giovanni 19:1-22
11 giugno Esdra 1-2; Giovanni 19:23-42
12 giugno Esdra 3-5; Giovanni 20
13 giugno Esdra 6-8; Giovanni 21
14 giugno Esdra 9-10; Atti 1
15 giugno Neemia 1-3; Atti 2:1-21




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