top of page

Pazienza, consolazione e speranza

  • Immagine del redattore: Elpidio Pezzella
    Elpidio Pezzella
  • 6 ore fa
  • Tempo di lettura: 3 min

Il Dio della pazienza e della consolazione vi conceda di avere fra voi un medesimo sentimento secondo Cristo Gesù, affinché di un solo animo e di una stessa bocca glorifichiate Dio, il Padre del nostro Signore Gesù Cristo.

Romani 15:5-6



A differenza nostra, che tendiamo a perdere la pazienza, divenendo iracondi e irascibili, il Signore è l’Iddio della pazienza e della consolazione. Difficilmente la nostra pazienza va a braccetto con la consolazione, di solito si accompagna con la sopportazione o l’autocontrollo. Il Signore, invece, non solo ha pazienza, ma ci consola anche. La consolazione di Dio non la costatiamo attraverso una Sua mano che ci accarezza, né attraverso una mano che ci fa sentire una presenza fisica, bensì mediante la consolazione delle Scritture, le quali producono la speranza, come dichiarato al v. 4. Quando riceviamo la parola di Dio, o riconosciamo in essa la pazienza di Dio, o per mezzo suo riceviamo la consolazione divina, allora riteniamo la speranza. Quale speranza? Quella nelle promesse di Dio, le quali sono verità; quella che il nostro cammino non è fatto di illusioni; quella speranza che appartiene a Dio stesso. La speranza che la pazienza e la consolazione producono in noi è quella che viene dal Signore stesso perché Egli, oltre ad essere Dio della pazienza e della consolazione è anche il Dio della speranza, poiché è la Sua pazienza e la Sua consolazione che mettono in noi speranza.


Paolo scrive ancora: «Ora il Dio della speranza vi riempia di ogni gioia e pace nel credere» (v. 13). La speranza che nasce dalla consolazione delle Scritture e dal credere si concretizza in gioia e pace. La speranza dei credenti è tale da riempire il cuore di gioia e pace. Queste, a loro volta, ci fanno poi abbondare nella speranza. Nel cuore raggiunto dalla consolazione di Dio, si produce una speranza tale da allontanare ogni forma di abbattimento o frustrazione; per certo colmerà la nostra vita di pace e gioia, perché senza di queste non può esserci speranza! Non è nemmeno immaginabile che un individuo possa dire di sperare nel Signore ed essere allo stesso tempo triste e abbattuto, poiché la nostra speranza è legata al nostro credere. L’epistola agli Ebrei ci ricorda che la fede è certezza di cose che si sperano. Quindi ciò che speriamo, se fondato sul nostro credere, sarà certo! Tale certezza parte proprio dal primo verso del brano che stiamo considerando: «Or noi, che siamo forti, dobbiamo sopportare le debolezze dei deboli e non compiacere a noi stessi» (Romani 15:1). Il verso va collegato a un precedente discorso che l’Apostolo faceva, con riferimento alle carni sacrificate, agli idoli e ad altre usanze, ma potrebbe essere allargato a un discorso più ampio.


In ogni comunità vi sono credenti forti e deboli. Di solito chi è forte nella fede e nella speranza ha un atteggiamento di compiacimento verso chi è debole, tanto da scadere nell’arroganza e nella superbia. Chi compiace se stesso denigra l’altro mettendolo in difficoltà. Paolo evidenzia che se noi siamo forti e abbiamo realizzato una speranza certa nel credere, tutti quelli che hanno realizzato pace e gioia nel Signore non dovranno mettere in difficoltà i deboli, coloro che hanno ginocchia vacillanti alla presenza di Dio. I deboli nella fede non devono essere mortificati dai più forti, ma devono guardare ai forti per ricevere un esempio. I forti, a loro volta, sono chiamati a sopportare le debolezze dei deboli, nel senso di sostenere, aiutare e sorreggere senza far gravare su chi è debole un senso di colpa. Il credente che ha sperimentato l’amore di Dio paziente e consolatorio saprà sostenere chi è debole, proprio come fece Gesù lasciandoci un simile esempio. Per amore nostro si è caricato delle nostre debolezze, dei nostri peccati, delle nostre colpe e dei nostri misfatti, ma non ci ha riversato addosso nessun senso di colpa, né ci ha fatto sentire deboli o ci ha mortificato. Paolo ricorda, invece, che guardando a Lui abbiamo scoperto che quando siamo deboli allora siamo forti, lo siamo perché Colui che è forte viene a sostenerci sospingendoci e non abbandonandoci.

 


Piano di lettura settimanale

della Bibbia n. 22

25 maggio 1Cronache 25-27; Giovanni 9:1-23

26 maggio 1Cronache 28-29; Giovanni 9:24-41

27 maggio 2Cronache 1-3; Giovanni 10:1-23

28 maggio 2Cronache 4-6; Giovanni 10:24-42

29 maggio 2Cronache 7-9; Giovanni 11:1-29

30 maggio 2Cronache 10-12; Giovanni 11:30-57

31 maggio 2Cronache 13-14; Giovanni 12:1-26

Commenti


EP.png

IL MIO IMPEGNO

Per rispondere all’aspirazione e al desiderio di tanti onesti credenti di trafficare i talenti ricevuti, mi sono impegnato a formare uomini e donne fedeli per “un servizio che serve”, seguendo l’invito di Gesù (Mt 20:26-27). Il materiale proposto vuole offrire occasioni di formazione e crescita personale non da paventare ad altri, ma una condivisione per crescere assieme, lontani da polemiche, accuse e ogni forma di giudizio volto a alimentare dissidi e contese inutili. Io ci provo! 

Social

  • social-media (1)
  • cinguettio
  • Instagram
  • Youtube
  • telegram

Iscriviti alla nostra mailing list

Non perdere mai un aggiornamento

Email

bottom of page