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State svegli

Immagine del redattore: Elpidio Pezzella
Elpidio Pezzella
2 ore fa
Tempo di lettura: 3 min

Badate, fratelli, che non ci sia in nessuno di voi un cuore malvagio e incredulo che vi allontani dal Dio vivente.

Ebrei 3:12



“Badate” è un imperativo da sentinella quello che lo scrittore rivolge ai lettori. Non un consiglio per i distratti, ma un ordine per chi è di guardia: state svegli, aprite gli occhi. E lo dice ai fratelli. Parla alla chiesa, a chi è già dentro, a chi ha già creduto. Israele aveva visto il mare aprirsi, la manna scendere, l’acqua uscire dalla roccia, eppure si è allontanato nel deserto, non per mancanza di miracoli, ma di fiducia. Non basta aver visto Dio all’opera ieri per essere al sicuro oggi. Poi aggiunge: “in nessuno di voi”. La fede è personale, ma non è mai privata. Il mio cuore riguarda anche mio fratello. Un cuore incredulo in mezzo a noi è un virus che contagia. Per questo dobbiamo badare gli uni agli altri. L’ordine delle parole non dice incredulo e poi malvagio. Dice malvagio prima, perché l’incredulità non è mai una questione intellettuale, non è un dubbio onesto di chi cerca. È il rifiuto di rimanere fedeli (apistia). È malvagio perché accusa Dio di essere inaffidabile. È un cuore che dice: "Dio, so cosa hai promesso, ma non ti credo. Faccio da solo". Selezioniamo le aree dove Dio può essere Dio. Un cuore incredulo ha smesso di andare di valore in valore, si è fermato. Ha detto: “Fino a qui mi fido, oltre no”.

 

Poi c’è quella parola che descrive l’allontanamento (aphistemi). Non indica un crollo improvviso, ma un allontanamento lento, da cui viene la parola “apostasia”. Come una barca che perde l’ormeggio di pochi centimetri al giorno, così nessuno si sveglia e dice “oggi rinnego Dio”. Ci si allontana poco a poco, senza accorgersene, dal Dio vivente. Il problema del cuore incredulo è che trasforma il Dio vivente in un Dio storico, che è stato potente con Mosè, ma non lo è più oggi. E un Dio solo del passato non può sostenerti oggi. L’antidoto è nel versetto successivo: “Esortatevi a vicenda ogni giorno”. Non ieri, devo credere oggi. Oggi devo obbedire, perdonare. Inoltre, ho bisogno di fratelli, di qualcuno che mi dica la verità quando il mio cuore inizia a indurirsi. Qualcuno che non si limita a farmi notare la mia condizione ma che mi esorti a cambiare. Infine, ho bisogno di un cuore che sceglie di credere di nuovo. La fede non è un sentimento, è una decisione quotidiana che respinge l’incredulità, la radice nascosta, e l’allontanamento, il frutto visibile. Nessuno si allontana senza aver prima covato incredulità nel cuore. Prima smetti di credere che Dio possa usare ancora la tua vita, poi smetti di servirlo.

 

Israele aveva i piedi ancora nel deserto con Mosè, ma il cuore era tornato in Egitto. Si erano già allontanati, quando ancora cantavano i canti di liberazione. Allo stesso modo noi possiamo essere seduti in chiesa, servire, e vivere già lontano, perché dentro noi regna l’incredulità. Per questo la Parola ci esorta affinché non ci sia in noi un cuore incredulo che progressivamente ci allontana da Dio. Se vuoi fermare l’allontanamento, devi lavorare sul cuore. Chi si allontana è perché ha smesso di credere, anche se di solito adduce altre motivazioni che attribuiscono le ragioni a terzi. Nessuno che se ne va dichiara di aver smesso di credere, ma adduce le colpe ad altri: di essere stato ferito, il pastore che non lo capisce, e finanche la chiesa. Tutte motivazioni con un colpevole esterno. La Scrittura dice che il problema è in noi, non fuori di noi. Preferiamo accusare, perché finché sono vittima, non devo cambiare. L’incredulità è orgogliosa, non dice mai ho torto io, dice sempre hanno torto loro. Per questo l’allontanamento non si guarisce cambiando chiesa. Si guarisce tornando a credere che il Dio vivente è ancora degno di fiducia, anche quando gli uomini non lo sono stati. Chi torna a credere, smette di cercare colpevoli fuori e inizia a custodire il suo cuore dentro. Torna oggi al Dio vivente. Non domani. Oggi!

 


Piano di lettura settimanale

della Bibbia n. 45

02 novembre  Geremia 27-29; Tito 3

03 novembre  Geremia 30-31; Filemone

04 novembre  Geremia 32-33; Ebrei 1

05 novembre  Geremia 34-36; Ebrei 2

06 novembre  Geremia 37-39; Ebrei 3

07 novembre  Geremia 40-42; Ebrei 4

08 novembre  Geremia 43-45; Ebrei 5

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IL MIO IMPEGNO

Per rispondere all’aspirazione e al desiderio di tanti onesti credenti di trafficare i talenti ricevuti, mi sono impegnato a formare uomini e donne fedeli per “un servizio che serve”, seguendo l’invito di Gesù (Mt 20:26-27). Il materiale proposto vuole offrire occasioni di formazione e crescita personale non da paventare ad altri, ma una condivisione per crescere assieme, lontani da polemiche, accuse e ogni forma di giudizio volto a alimentare dissidi e contese inutili. Io ci provo! 

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