• Elpidio Pezzella

Un pianto amaro

E il Signore, voltatosi, guardò Pietro. E Pietro si ricordò della parola che il Signore gli aveva detto: «Prima che il gallo canti, tu mi rinnegherai tre volte». Allora Pietro uscì fuori e pianse amaramente. Luca 22:61-62

Sarà anche perché la quotidianità ci riserva una dose di amarezza del continuo che, anche se in maniera inconsapevole, la nostra predicazione diventa alcune volte selettiva per ragioni, che non oso elencare. Tra i temi da riscoprire annovero il “pentimento”: quella svolta nel modo di pensare, quella trasformazione del cuore, che fa stare al cospetto di Dio pieni di speranza, certi di non meritare la Sua misericordia, e tuttavia consapevoli che il Signo­re è venuto sulla terra non per giudicare ma per salvare, che è venuto sulla terra non per i giusti ma per i peccatori. Quante volte abbiamo udito che non c'è perdono senza pentimento ... Solo chi conosce il pentimento può comprendere l'infinita grazia di Dio. Non c'è grazia senza cambiamento. Pietro non avrà mai più dimenticato lo sguardo del Signore da quella notte. Ha saputo riconoscere il suo errore, sentirne tutto l'amaro sapore per poi gustare la dolcezza dell’amore del suo maestro, conoscere la forza del perdono divino dopo che per tre volte si sentirà domandare: "Mi ami tu?" (Giovanni 21).


L’amore è più forte di ogni amarezza, capace di cancellare, o almeno superare il dolore patito. Fu l’amore che permise, nonostante il male subito, a Giuseppe (quello venduto dai fratelli) di poter affermare di essere lì e di aver vissuto tutte le disavventure per uno scopo voluto da Dio. “Dio mi ha mandato qui prima di voi, perché sia conservato di voi un residuo sulla terra e per salvare la vita a molti scampati” (Genesi 45:7). Tutto quanto gli era accaduto aveva certamente segnato la sua vita, ma nel suo cuore non era maturato alcun rancore, nonostante i tanti maltorti, bensì pazienza, speranza e soprattutto amore. Quando i suoi fratelli scesero in Egitto a chiedere aiuto, fu tanta l’emozione nel rivederli, soprattutto Beniamino, al punto che dovette ritirarsi in camera per piangere. Il pianto di Giuseppe era il frutto di un legame affettivo che solo la morte può dissolvere. Provò anche a vendicarsi del male subito, attraverso l’espediente della coppa d’oro nascosta nei sacchi dei fratelli per accusarli di furto, attraverso l’arresto di Beniamino e altri espedienti. Quando, però, nel cuore c’è il bene e l’amore di Dio non si riesce a far del male.


Il perdono cancellò tutto il male subito. Questo ci mostra che se non siamo capaci di dimenticare uno screzio o un torto allora non possiamo entrare a far parte di quella storia di Dio, scritta da Lui per fare il bene. Chiese loro di portare ivi il padre: “Poi si gettò al collo di Beniamino, suo fratello, e pianse; e Beniamino pianse sul collo di lui” (Genesi 45:14). Non gli era stato possibile farlo prima, adesso che aveva confessato poté riabbracciarlo, in un abbraccio simile a quello che fece il padre del figliol prodigo, il quale gettò le braccia al collo del figlio ritrovato. Giuseppe pianse per Beniamino e per i suoi familiari, grande fu la potenza del suo perdono! Probabilmente anche noi come lui dovremo riconoscere di essere parte della storia di Dio e segnarla lasciando una traccia di perdono, una traccia d’amore per coloro che ci sono cari e per quelli che ci circondano, imparando ad prenderli tra le braccia ad amarli e a prenderci cura di loro, questo finché si è in tempo. Anche l’apostolo Giacomo ci esorta a farlo: “Chi dunque sa fare il bene e non lo fa, commette peccato” (Giacomo 4:17).




Piano di lettura settimanale

della Bibbia n. 25

15 giugno Neemia 4-6; Atti 2:22-47

16 giugno Neemia 7-9; Atti 3

17 giugno Neemia 10-11; Atti 4:1-22

18 giugno Neemia 12-13; Atti 4:23-37

19 giugno Ester 1-2; Atti 5:1-21

20 giugno Ester 3-5; Atti 5:22-42

21 giugno Ester 6-8; Atti 6



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foto di Katherine Evans, www.freeimages.com



#pianto #piangere #amarezza #tradimento #pentimento #delusione #perdono

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IL MIO IMPEGNO

Per rispondere all’aspirazione e al desiderio di tanti onesti credenti di trafficare i talenti ricevuti, mi sono impegnato a formare uomini e donne fedeli per “un servizio che serve”, seguendo l’invito di Gesù (Mt 20:26-27). Il materiale proposto vuole offrire occasioni di formazione e crescita personale non da paventare ad altri, ma una condivisione per crescere assieme, lontani da polemiche, accuse e ogni forma di giudizio volto a alimentare dissidi e contese inutili. Io ci provo! 

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